PREVENZIONE

I NUMERI DEL CANCRO IN ITALIA

I dati del Report “I numeri del cancro in Italia 2023” (https://www.salute.gov.it/) confermano che il tumore della mammella è la neoplasia più frequente nelle donne. 

Secondo i dati del report in Italia sono 834.200 le donne viventi dopo una diagnosi di tumore della mammella.

Negli ultimi decenni si è registrato un costante aumento di frequenza di diagnosi, accompagnata, però, da una riduzione della mortalità.

Ciò è stato possibile anche grazie alla sempre più ampia diffusione della diagnosi precoce, che ha permesso di aumentare il numero di tumori identificati ai primi stadi di sviluppo della malattia, quando il trattamento chirurgico può essere più spesso conservativo e la terapia adottata più efficace, permettendo di ottenere sopravvivenze a 5 anni molto elevate.

Lo screening per la diagnosi precoce del tumore mammario del Programma HOPE si rivolge alle donne e agli uomini di tutte le età.

L’IMPORTANZA DEI CONTROLLI PER ETA’

L’incidenza del tumore al seno aumenta con l’età, quindi, è opportuno differenziare il programma di controlli in base alle diverse fasce d’età. 

Prima dei 30 anni: la conoscenza del proprio corpo è il primo strumento di prevenzione. Effettuare l’autopalpazione del seno e in caso di dubbi o anomalie consultare il medico.

Dai 30 ai 40 anni: è bene iniziare a sottoporsi a controlli periodici. L’ecografia mammaria è generalmente lo strumento migliore per questa fascia d’età.

Tra i 40 e i 50 anni: sottoporsi a una mammografia ogni anno riduce la mortalità per tumore al seno di circa il 20%. In seni densi o in caso di alterazioni dubbie alla mammografia o alla valutazione clinica, occorre sottoporsi anche a ecografia.

Tra i 50 e i 70 anni: la mammografia con cadenza biennale riduce la mortalità per tumore al seno di circa il 40%. La frequenza può essere personalizzata in base al livello di rischio familiare e al tipo di mammella. Anche in questa fascia, mammografia ed ecografia sono complementari tra loro e consigliate. 

Dopo i 70 anni: anche se spesso le donne in questa fascia di età non sono coperte da screening, ciò non significa che non si debbano fare controllare. L’incidenza continua ad aumentare insieme all’età e si suggerisce quindi di proseguire con i controlli.

Il Sistema Sanitario Nazionale può sostenere solamente lo screening gratuito alle donne tra i 50 e i 69 anni ed esegue una mammografia ogni 2 anni. In alcune Regioni si sta sperimentando l’efficacia dell’esame in una fascia d’età più ampia, quella compresa tra i 45 ed i 74 anni. Tutto ciò però non basta.

LA MAMMOGRAFIA

La mammografia è un esame radiologico della mammella, efficace per identificare precocemente i tumori del seno, in quanto consente di identificare i noduli, anche di piccole dimensioni, non ancora percepibili al tatto.

I programmi organizzati di screening prevedono che l’esame venga eseguito visualizzando la mammella sia dall’alto verso il basso che lateralmente.

GLI ESAMI DI APPROFONDIMENTO

Ogni donna che presenta una mammografia con esito dubbio o sospetto è invitata ad eseguire ulteriori esami di approfondimento.

Gli esami di approfondimento diagnostico potrebbero prevedere l’esecuzione di un secondo esame mammografico, di un’ecografia mammaria, di un agoaspirato per esame citologico, di una biopsia per esame istologico, o altro (risonanza magnetica, galattografia, etc.)

A conclusione degli esami di approfondimento il medico consegna alla donna una risposta con i dettagli del percorso di assistenza che può prevedere:

  • invito a effettuare la mammografia di screening alla scadenza prevista dal programma in caso di esito negativo/normalità
  • sorveglianza con controllo ravvicinato: la donna viene invitata ad effettuare controlli con maggiore frequenza.
  • in caso di esito positivo (diagnosi di tumore) la donna viene indirizzata a effettuare un trattamento e le vengono date le informazioni necessarie a proseguire il percorso di assistenza.

Il programma di screening è gratuito, dalla mammografia effettuato grazie al Programma HOPE, agli esami di approfondimento fino alle cure che dovessero eventualmente rendersi necessarie garantiti dal S.S.N.

La prevenzione del tumore della mammella passa anche per stili di vita corretti. In particolare, si sono dimostrate efficaci alcune strategie:

  • non fumare
  • seguire una corretta alimentazione
  • praticare un’attività fisica regolare.

Inoltre, va evitato il consumo rischioso e dannoso di alcol. Pur non esistendo una quantità di alcol da bere sicura per la salute e tenendo presente che l’unica tutela realmente efficace è non berne, per le donne il consumo non dovrebbe mai superare 1 unità alcolica al giorno, mentre non si deve bere in gravidanza e allattamento e se si è minorenni.

Numerosi studi hanno anche dimostrato che le donne che allattano al seno hanno minori probabilità di ammalarsi di cancro alla mammella.

STATISTICHE

Da “I numeri del cancro in Italia 2023” stampato in dicembre 2023 da Color Art – Gruppo Tiber S.p.A. nello stabilimento di Rodengo Saiano (BS) per conto Ministero della Salute.

Il carcinoma della mammella è il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia. I principali fattori di rischio sono rappresentati da: età, fattori riproduttivi, fattori ormonali, fattori dietetici e metabolici, stile di vita, pregressa radio-terapia a livello toracico, precedenti displasie o neoplasie mammarie, familiarità ed ereditarietà. 

Grazie allo screening e alla maggior consapevolezza delle donne, la maggior parte dei tumori maligni mammari è diagnosticata in fase iniziale quando il trattamento chirurgico può essere più spesso conservativo e la terapia adottata più efficace, permettendo di ottenere sopravvivenze a 5 anni molto elevate. 

Il trattamento loco-regionale standard delle forme iniziali è costituito dalla chirurgia conservativa associata a radioterapia o dalla mastectomia. Dopo la chirurgia, viene generalmente proposto un trattamento sistemico adiuvante (ormonoterapia, poli-chemioterapia, terapia a bersaglio molecolare), il cui ruolo è ampiamente consolidato in funzione della significativa riduzione del rischio di recidiva e di morte ad esso associata. Esso viene preso in considerazione valutando nella singola paziente il rischio di ripresa della malattia in base allo stadio, alle caratteristiche biologiche del tumore e valutando l’entità del beneficio prevedibile rispetto alle eventuali tossicità della terapia, alle preferenze della paziente, alla presenza di eventuali comorbidità e all’aspettativa di vita.

LA TERAPIA SISTEMICA NEOADIUVANTE

La terapia sistemica neoadiuvante trova invece indicazione, come trattamento iniziale e prima della chirurgia, nella strategia terapeutica delle forme localmente avanzate inoperabili e del carcinoma infiammatorio (per rendere il tumore operabile), nelle forme resecabili ma candidate a mastectomia (al fine di aumentare le possibilità di chirurgia conservativa) o nel carcinoma mammario operabile ad alto rischio di recidiva, anche in relazione alla possibilità di calibrare il trattamento post-operatorio sulla base della presenza di malattia residua dopo trattamento neoadiuvante. 

Infatti, in pazienti che non hanno raggiunto la risposta patologica completa dopo trattamento neoadiuvante, sono ad oggi disponibili diverse strategie terapeutiche post-operatorie (chemio-terapia con capecitabina nella malattia triplo-negativa e l’anticorpo farmaco-coniugato trastuzumab emtansine – TDM1 nella malattia HER2-positiva). 

Inoltre, nelle pazienti con carcinoma mammario triplo-negativo localmente avanzato, infiammatorio o in stadio iniziale ad alto rischio di recidiva, è oggi disponibile l’inibitore del checkpoint immunitario PD1 pembrolizumab, in combinazione a chemioterapia neoadiuvante e successivamente proseguito come singolo agente nel setting adiuvante. 

Nel 6-7% dei casi, il tumore alla mammella si presenta metastatico già alla diagnosi; tuttavia, la maggior parte delle donne che oggi vive in Italia con carcinoma mammario metastatico (circa 37.000) ha presentato una ripresa di malattia dopo un trattamento per una forma iniziale di carcinoma mammario. 

Grazie ai progressi diagnostico-terapeutici, alla disponibilità di nuovi farmaci antitumorali, alle migliori terapie di supporto e alla migliore integrazione delle terapie sistemiche con le terapie locali, la sopravvivenza globale di queste pazienti con malattia metastatica è notevolmente aumentata.

Nei tumori metastatici triplo-negativi, nei casi di malattia aggressiva (cioè con breve intervallo libero da malattia oppure in presenza di crisi viscerale) e nelle pazienti con tumore mammario ormonosensibile che non rispondano più alla terapia ormonale, la chemioterapia rimane il gold standard. 

Nelle pazienti con carcinoma mammario metastatico triplo-negativo portatrici di variante patogenetica germline a livello dei geni BRCA1e/o BRCA2 e pretrattatte, sono attualmente rimborsati da parte del SSN due agenti inibitori di PARP, olaparib e talazoparib, che hanno dimostrato di aumentare la PFS rispetto a chemioterapia.

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